Status Quo

Rifai il quiz!


Questa settimana analizzeremo un bias cognitivo: lo status quo.

Questo bias porta gli individui a non deviare dal loro comportamento abituale, bensì a rimanere ancorati alla situazione in cui si trovano. Ciò può derivare da una moltitudine di cause, tra cui la naturale tendenza a mantenere le situazione preesistenti per paura che le alternative possano peggiorare la propria situazione individuale. Questo comportamento può portare ad una forma di inerzia o addirittura immobilismo decisionale, rendendo lo status quo una forma più intensa di ancoraggio.

“Chiunque desideri un costante successo deve modificare il suo comportamento nel tempo”. (Niccolò Macchiavelli)

Ovviamente altri aspetti contribuiscono il bias in esame, sia razionali, come i costi di transazione, che comportamentali come per esempio il desiderio di rammaricarsi in futuro per aver intrapreso una nuova strada e aver lasciato la vecchia.

Da uno studio è dimostrato come lo status quo è collegato ad altri due bias: l’effetto dotazione e l’avversione alla perdita. Quando l’avversione alla perdita e lo status quo si incrociano è probabile che un investitore scelga fra due alternative quella legata allo status quo, se essa ha maggiore probabilità di non generare perdite.
Per definizione invece l’effetto dotazione favorisce lo status quo: le persone non vogliono rinunciare a ciò che ottengono o gli viene dato. L’avversione al rischio, l’effetto dotazione e lo status quo si possono inoltre combinare. Come risultato c’è una tendenza spropositata a mantenere la propria posizione, finche non determini un costo (Kahneman, Knetch e Thaler, 1991).

Una serie di errori attribuibili allo status quo possono essere i seguenti:

• Un investitore potrebbe rimanere bloccato nelle sue decisioni e mantenere un investimento inappropriato per il suo profilo rischio/rendimento. Questo comportamento potrebbe portarlo ad avere un investimento troppo rischioso o troppo conservativo.

• Se è combinato con l’avversione alle perdite, in uno scenario in cui c’è la possibilità di riallocare la propria ricchezza in una nuova opportunità di investimento, l’investitore non compie nessuna azione, poiché il suo status quo gli offre una più bassa probabilità di realizzare perdite. Ciò sarebbe anche corretto se non fosse che, nel lungo termine, le altre alternative potrebbero generargli un maggior rendimento.

• Può portare gli investitori a detenere titoli solo per la loro familiarità o per determinate emozioni che gli suscitano. Questo comportamento può compromettere gli obbiettivi finanziari, poiché un soggettivo livello di conforto su un titolo non giustifica la sua detenzione, specialmente se potrebbe compromettere la performance di portafoglio.

• Può portare gli investitori a detenere titoli, ereditati o acquistati, perché hanno un avversione ai costi di transazione associati alla vendita. Questo comportamento può mettere a rischio la ricchezza poiché commissioni e tasse è un piccolo prezzo da pagare per non ottenere disastrose performance di portafoglio.

Samuelson e  Zeckhauser, in un loro studio, mostrano un’applicazione pratica dello status quo. Ad ogni soggetto viene spiegato che hanno ereditato una grande somma di denaro da un loro zio e che possono investire tale somma in quattro possibili portafogli finanziari. Ogni portafoglio offre differenti livelli di rischio e di rendimento. Questo scenario viene ripetuto due volte.
Nella prima prova, vengono date le informazioni sopracitate. Nella seconda prova i soggetti vengono informati che prima della sua morte, il loro zio aveva investito il denaro in un portafoglio con rischio moderato, il quale è presente nelle possibile scelte di investimento. Come risultato si nota che il portafoglio moderato è scelto maggiormente nella seconda prova, dove viene considerato come uno status quo, rispetto alla prima, dove tutte le scelte non sono ancorate ad uno status quo. Questo studio rinforza l’idea secondo la quale l’investitore tende a mantenere il suo status presente (Samuelson e Zeckhauser, 1988).

Le domande poste per lo status quo sono le stesse poste per l’ancoraggio. Se risultate “positivi” al test sull’ancoraggio all’ora potreste cadere nella trappola dello status quo. Per evitarla cercate di chiedervi sempre che cosa si farebbe se, invece di avere un investimento in essere, si disponesse del suo controvalore in liquidità.

3 aprile 2017



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